lunedì 17 luglio 2017

Nessuna medicina per i piromani come per i bambini "cattivi"

Una fetta di mondo brucia, letteralmente. Già tristemente noti i disastri in Portogallo e in Florida, più la parentesi del grattacielo di Londra. Ma l'Italia non è da meno, basta vedere come le fiamme si sono divorate ettari a volontà in un po' tutto il centro sud. Clamorosa la situazione nel messinese, non meno tragica quella nella zona del Vesuvio, tanti focolai terribili anche in Toscana.

In un po' tutti i casi si parla di piromani: persone non del tutto sane ossessionate dal fuoco che si emozionano a scatenare incendi e a gustarne le tragiche conseguenze su cose e persone.

Ma come fare se una zona con boscaglia vicino ad abitazioni è presa di mira da uno o più di questi soggetti? Non lo so, perché tanti, subdoli e inafferrabili sono gli stratagemmi utilizzati da questi fetenti per appiccare focolai, dalle candeline collegate a fiammiferi a gatti intrisi di benzina e incendiati.

Stamattina su facebook, altra carrellata di foto dei danni di un incendio, con commenti per lo più di solidarietà a chi si ritrovava con casa, campi o auto bruciati. E nel vedere quelle macchine ridotte a tizzoni fumanti o quelle case con focate nere che arrivavano fino ai tetti o quelle coltivazioni ingrigite e falcidiate senza pietà su terreni ormai nero pece, mi è venuto in mente un pensiero che feci a sei-sette anni, nei primi anni delle elementari.

La nostra maestra, severa e anaffettiva, urlona e pure un po' maschilista, si assentò per qualche giorno sostituita da una supplente senza spina dorsale che, dopo un paio di mattinate tollerabili, si rivelò impotente nel sedare la "vivacità" di quasi tutti i dodici maschi della mia classe, che contava in tutto diciassette alunni, quindi solo cinque femmine di cui una handicappata. Chiacchiere, urla, risate, oggetti tirati, pure qualche spintone e accenni di litigi, con noi povere sfigate in grembiule bianco a tapparci le orecchie. Più la supplente si sforzava di tenerli buoni, anche minacciando di chiamare il preside, più questi si scatenavano, sempre ridendo. Tornata a casa pensai che per i "bambini cattivi" non ci fosse medicina, che se un bambino vuol far confusione, vuol deridere e snervare una maestra, insomma se vuole fare "il cattivo", alla fine quasi sempre lo farà soprattutto se ha dei complici - anche se la mia insegnante, pur urlando come una sirena e facendo assenze medio lunghe ogni anno, in fin dei conti riusciva a tenerci e anche a insegnarci più che discretamente. Il buffo è che anche in quarta, lo ricordo bene, uno dei miei compagni nonché uno dei migliori come studente, portò quasi alle lacrime la supplente disgraziata di turno dicendo parolacce e disegnando anche un gigantesco fallo sulla lavagna, in un fracasso da vergognarsene.
E stamattina per questi piromani, questi incivili distruttori, questi sadici malati, questi scialacquatori mi è venuto lo stesso pensiero: non c'è rimedio, non c'è medicina, non c'è modo per sconfiggerli.

venerdì 23 giugno 2017

Non solo filmati di gattini - radiografie di sederi Vip in famiglia

Succede anche a casa mia di concedersi capatine sul web per vedere filmati di animali. In quanto gattofili da due generazioni, preferiamo ammirare mici e micetti, mentre ultimamente mi sono fissata su un filmato di alcuni capibara dentro una fontana di acqua fumante (termale?), in una località turistica invernale con tanto di neve tutto attorno, che se ne stanno a mollo con un'adorabile, rilassatissima aria trombina che nemmeno Bobo Vieri a Formentera con la fidanzata.

L'altro giorno però mi sono messa a cercare sul cellulare sederi femminili Vip, ebbene si!

In famiglia mia io sono stata, sono e sarò a vita la "culona" - che chissà perché, mah, bah, a marzo si è iscritta in palestra. "L'aerobica mi fa eliminare i liquidi in eccesso" "Tanto non serve a niente" è stato l'apogeo in un dialogo fra me e mia mami qualche settimana fa. E siccome non voglio litigare coi sordi l'altro giorno, appunto, l'ho buttata sul vittimismo comico/ liberatorio. C'era anche il mio fidanzato Davide che ridacchiava da sotto i baffi, #santosubito #T1000 #piucarinodeicapibara.

V: "Ah mami, darei due dita per avere il sedere della Melissa Satta..."
M: "E chi è, non la conosco... Una velina?? Ma tu sei laureataaa!...."
V: "Eccola... guarda qua..."

Dal cellulare ho digitato proprio le parole "Satta sedere" e mi è apparsa una sfilza di immagini che sembrava una gigantesca bancarella di ciliegine.

                                 Risultati immagini per ciliegie

V: "Vedi? Visto come ce l'ha alto e sodo? Ecco, lo vorrei così... Vedi?"
M (quasi solidale): "Ma questa qui in ogni foto sta sempre in posa come nelle pubblicità, vedi come lo tiene in su il sedere? Non è in posa naturale..."
V (a Davide): "Lo vedi? Ho ragione?"
D: "Eh....eh..."
V: "... e invece nella realtà sembro la Kardashian dei poveri...Guardatela..."

Altro nome, altra digitazione ma stavolta, più che ciliegine, meloni.

                              Risultati immagini per melone

V: "Eccola... eccomi..."
M: " Ohhh.... ma no, ma noooooo.... tu assomigli a quell'altra che canta... alla Lopez!"
V (digitando): "Mah, non credo, è molto meglio la Lopez di me..."
M: "Ma no, ma noooo.... Vero, Davideee?"
D: "No no, ce l'hai meglio tu di questa..."

Diagnosi: sarò culona, fare palestra non mi migliorerà mai ma alla fin fine non ho il sedere peggiore di quello di Jennifer Lopez!! E per qualcuno vado benissimo così!

giovedì 22 giugno 2017

Cag@te pure, spogliatevi, ma tenetevi per voi le vostre "praline" e le vostre nudità!!!

Ma si può venire inondati di schifezze solo perché una delle mie 150 amicizie di Facebook scrive un commento???

Bastava il Lercio o come si chiama, nota testata trash e ironica fino all'iperbole, a diffondere finti scoop "grassi": che c'era bisogno di cloni e clonini?

Così adesso mi tocca cliccare e far sapere a Facebook di non farmi più vedere post della "testata" X o dell'utente Y, che altro di meglio da fare per monetizzare non hanno se non diffondere pseudo notizie su balordi alterati che si cimentano in rapporti sessuali in pubblico! 
Ma che ç@£#*! Più mi impegno nei social e nella vita reale ad essere decorosa, pulita e un minimo istruita - per non dire riservata - e più i post che mi appaiono sono a dir poco stomachevoli!

giovedì 15 giugno 2017

Non un semplice complessato - Patrick Bateman di "American Psycho"

ATTENZIONE: post simil pseudo saggio letterario de poratci, quindi sparsi qua e là ci sono riferimenti al finale del romanzo. L'omonimo film, ahimè, devo ancora vederlo.


Arrivata al capitolo della penosa scena al Dorsia con Jean, stavo quasi per sedere al pc e dedicare un post prima al protagonista Patrick Bateman e poi, in un secondo momento, al romanzo "American Psycho". Ma sono andata avanti e avanti e avanti e avanti, perché questo libro ha avuto fra i suoi meriti quello di inchiodare la mia attenzione. Non sono più veloce come a vent'anni a divorare libri, mi stanco prima anche solo a manipolare un volume (a riprova del fatto che gli ultimi due titoli che mi sono concessa erano in pdf su ipad - rigorosamente mini) ma soltanto per la prima sera, in cui l'ho avviata, questa opera di Bret Easton Ellis mi ha trattenuta per ben novanta pagine: quello che si dice un buon inizio.
Dicevo, sono andata avanti e avanti a avanti... E ho iniziato e attraversato i capitoli dove Patrick Bateman strazia prima una sua disgraziata ex e poi le escort Elizabeth e Christie - i cui timori e presagi mi hanno particolarmente amareggiata quasi come il seguito. Talmente terribili da farmi balenare l'idea di smettere la lettura, neanche mi divertissi a leggere quei terribili capitoli prima di sesso a tre e poi super violenza, torture e mutilazioni. A quel punto non aveva più senso dedicare un paragrafo al fatto che ritenessi Patrick Bateman uno sfigato complessato prima ancora che un omicida - c'erano stati accenni di questa sua mortifera attività, ovvio, sapevo di star leggendo la storia di un serial killer. Avrei tracciato la tesi appunto dello sfigato complessato che si attacca maniacalmente ai vestiti firmati e agli oggetti di lusso, che ha una ragazza mezza frigida e deve ricorrere alle ragazze altrui o alla masturbazione, noleggia continuamente materiale pornografico, anche lo stesso, si cosparge di creme e unguenti e di trattamenti di bellezza pur essendo bello di natura oltre che appena ventisettenne, evita il sodio neanche fosse una donna mediterranea che combatte le culotte di cheval, viene spesso scambiato per altri colleghi del suo ambiente, si fa di cocaina spesso mal tagliata e comprata da brutti ceffi, ha un pessimo rapporto pure succube col fratello minore, non si dà pace perché non riesce a prenotare un tavolo al "mitico" ristorante Dorsia venendo pure perculato dall'addetto al telefono - tanto che quella sera con Jean, la sua segretaria, fa una figura che definirla di guano è dir poco.
Eh no. Sarebbe stato riduttivo definire Patrick Bateman uno sfigato complessato che ogni tanto ammazza qualcuno. È ben di più: un individuo fortemente disturbato, un pazzo furioso da un lato amante maniacale dell'ordine, della pulizia, del bianco immacolato di pareti e mobili, della bellezza fisica e dell'extra lusso e dall'altra un soggetto attirato dal sangue e dalle interiora e pure necrofago, oltre che perverso e terribilmente crudele: ama colpire, torturare, vivisezionare come un action painter della prima generazione (la più genuina e artista) oltre che vedere l'orrore negli occhi delle sue vittime, che siano umane o animali.


                            Risultati immagini per american psycho


Riguardo il libro, che comunque ribadisco che è buono, una di quelle letture che "si può fare" o meglio "si può portare a termine" a meno che si abbia lo stomaco delicato, dico che è una filosofica riflessione sulla cattiveria umana, sul fatto che il male esiste e non è scontato che debba essere contrastato e spianato. Patrick Bateman è come è, senza grandi spiegazioni anche se il libro fa trapelare (quasi tutto nel capitolo della povera ex) che ha avuto un'educazione rigida improntata anche su una facciata esterna intrisa di buonismo, ipocrisie et similia, forse suo padre era un po' balordo pure lui, considerato che sua madre sta in una clinica psichiatrica e lo stesso Patrick va al lavoro nella ditta paterna ma facendo poco o niente tipo statale anni '80. Ma Patrick Bateman neanche ha modo né voglia né stimolo di redimersi, anzi la fa sempre franca: accenna ai compagni di uscite o alle sue donne le sue manie omicide e violente e nessuno lo ascolta sul serio o gli crede - spesso sono tutti strafatti e alcuni, ripeto, lo scambiano per altri - come non gli crede anche il suo avvocato, anche se sembrerebbe che l'omicidio di Paul Allen non sia mai avvenuto; persino l'inseguimento della polizia finisce a suo favore oltre che con altri 4-5 omicidi. Che dire quindi? Che esiste una fetta di società ricca, superficiale, sorda, vacua, drogata di soldi, sesso, lussi e sangue, assuefatta ai barboni come al non-amore e non ultima alla violenza. Patrick Bateman è un omicida pazzo e cinico ma è solo un tassello di questa società e per di più è in ottima compagnia: niente vieta al lettore di ipotizzare che altri personaggi del romanzo, suoi fac simile diversi solo per genitori e ditta per cui lavorano, siano psicopatici violenti come lui, viste le cronache dei giornali che abbondano di episodi di nera.

domenica 4 giugno 2017

Altra notte da incubo, quando basta una scintilla per dare vita all'orrore

Voglio qui esprimere tutto il mio dolore, smarrimento, sgomento e orrore per la terribile notte di ieri fra Londra e Torino. Inutile aggiungere altro: cosa descrivere, l'ennesimo furgone impazzito da cui escono truci terroristi accoltellatori? O stare a far le pulci al perché e al per come la folla di Piazza San Carlo si sia ritrovata a spingersi e anche calpestarsi per un terribile effetto a catena di una scintilla di panico? E' proprio questa tragedia ad avermi maggiormente impressionata, a farmi più paura... si, anche dei terroristi.

                              Risultati immagini per torino piazza san carlo

Pochi minuti ma spesso anche solo pochi secondi in un domino fatale ed ecco che una moltitudine relativamente ordinata, tranquilla, desiderosa solo di festeggiare diventa carnefice di se stessa. Le immagini si sono viste tutti, sembrava una scossa di terremoto e invece erano tifosi, giovani e adulti. Oggi pomeriggio il bollettino da guerra dei feriti è salito a 1527. Lo trovo terribile.


Senza bisogno di rievocare Heysel, scusate ma rischio il mal di stomaco, i precedenti non mancano ahinoi, vedasi un concerto dei Pearl Jam a Roskilde vicino Copenhagen nel 2000 con otto giovani morti schiacciati e soffocati, o i diciannove di Duisburg durante la Love Parade. Due vittime anche nel concerto di questo marzo di un certo Indio Solari in Argentina, ma rammento anche, tanti anni fa, una tragedia di adolescenti ad un concerto mi pare in Russia, dove a causa di un improvviso acquazzone molti minorenni scapparono verso la metropolitana per rifugiarsi e trovando per le scalinate verso i treni, fra gradini, buio e bagnato, una terribile morte, compressi e calpestatisi fatalmente fra di loro. E le due ecatombi a La Mecca del 2006 e del 2015, con in totale un migliaio di defunti? E nell'Uttar Pradesh in India nel 2008?
Inutile dare ora la colpa a questo o quello, alle bottiglie di vetro vendute, all'alcol, alla troppa gente, al fanatismo, alle transenne.

Non faccio che pensare agli otto codici rossi nel mare di feriti della terribile notte torinese, abbastanza da mettersi una mano sulla bocca e tacere. Chi vuol cercare cause ed effetti faccia pure, ma in silenzio. Io per ora non ce la faccio.

martedì 30 maggio 2017

Cose da non chiedere... e io l'ho fatto

Piccolo post confessione. Si, perché anche le Vanesse hanno una coscienza, a volte anche con scoppio ritardato.

Con riferimento al programma "Cose da non chiedere" che interroga con quesiti da fonte popolare e anonima soggetti spesso bersaglio di pregiudizi, proprio ad una persona riconducibile ad una di queste categorie, una ragazza sovrappeso, ho chiesto una cosa che avrei fatto meglio a tenermi per me.
Ci eravamo conosciute ad una cena di lavoro di qualche anno fa di cui avevo persino parlato qui. Ma avevo detto poco o niente di lei, Aly: mia coetanea, alta quanto me, taglio pixie, mora e sovrappeso con corporatura "a mela", probabilmente sugli 80 kg e quindi neanche tanti. Alla cena tutto bene, sediamo vicine, chiacchieriamo, ci scambiamo i numeri. Ci rivediamo altre 4-5 volte al suo paesino (molto animato e godereccio in estate), belle chiacchierate, presentazioni alle sue amiche e amici. Vengo a sapere tante cose di lei, che ne ha da dire più di me. Poi Aly mi dice che si è messa a dieta e sta seguendo la Dukan, ha già letto l'omonimo libro anche perché adora leggere e infatti divora molti volumi, perde i primi kg, ogni tanto va a fare nuotate in piscina da un'amica. Una sera ci vediamo, mi dice che è contenta, alcuni jeans le stanno già larghi. E lì c'è stato il mio errore. Le ho chiesto la cosa da non chiedere.

Premetto che la settimana dopo, agosto, lei avrebbe iniziato a lavorare in un bar ma anche il mio ragazzo sarebbe andato in ferie, quindi ci saremmo viste molto molto più di rado almeno fino a ottobre. Ma poi le si ruppe il cellulare e non usò più quel numero. E per non ricordo quale garbuglio in cui c'era di mezzo il cellulare di suo padre, non mi diede il nuovo. La incontrai per caso la primavera successiva (!!!) guardandola - non era più dimagrita, ndV - e parlandole come se fosse la Madonna delle Grazie

                                     Risultati immagini per madonna delle grazie

e le chiesi l'email per darle il mio numero ma, pur ricevendo lì per lì un assenso sbrigativo ma affettuoso, successivamente non ebbi alcuna risposta.

La cosa che le avevo chiesto, pur avendoci messo impegno per essere più delicata e rispettosa possibile, suonava più o meno: "Ma come mai sei così? Per una disfunzione o per l'alimentazione?". Ricordo vagamente che mi disse che mangiava molto pane e dolci ma adesso anche che teneva gli occhi bassi. Tempo fa ho chiesto di Aly ad una conoscente comune che mi ha detto che lei è un po' bipolare e umorale e che certamente non avevo nessuna colpa. Ma forse non è così. Posso solo dire che per me Aly non era una tipa grassa, era Aly e la personalità non le mancava davvero. La mia era solo curiosità e forse bisogno di aggiungere un tassello alla sua storia. Ma questo lo scrivo qui, lo sto spiegando qui, non alla diretta interessata.
Non devo comunque essere tanto acuta e sensibile se mi ci è voluto un programma televisivo per darmi un ultimo frammento di risposta su un'amicizia - o conoscenza o anche frequentazione - interrotta.

giovedì 4 maggio 2017

Premi speciali

Vediamo un po'.....

- un nuovo capo di abbigliamento sportivo da Decathlon? Ho solo due reggiseni-top e due canottierine per l'aerobica... e poi in palestra mi hanno parlato di un nuovo modello di pantaloncini, bellissimi!!
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                                       Risultati immagini per decathlon canotte fitness

- una spedizione decorativa in profumeria? Non mi dispiacerebbero uno scrub agli agrumi, una linea completa di prodotti all'aloe, qualche smaltino al gel anche dell'Astra, una pinzetta per ciglia come si deve... e sto finendo lo shampoo delicato! Deodoranti no, ne ho già....

                                   Risultati immagini per scrubviso

- quasi quasi mi prendo un paio di ballerine colorate (bellissime!! Amori miei!!) , tipo rosse... o argentate come avevo tre anni fa...

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- anche una bella colazione in quel bar chic in centro, con calma e magari con un bel giornale sotto il naso, non sarebbe male! Un bel cappuccino e un cornetto alla crema sono un lusso che non mi concedo poi tanto spesso!

                                      Risultati immagini per cappuccino e cornetto

D'altronde quando si finiscono libri di pregio come "Il nome della rosa" un regalino bisogna farselo, no??

martedì 2 maggio 2017

Scoperta la cellulite di Kim Kardashian, confermato lo scarso buonsenso di tanti suoi followers

Da settembre ho cambiato domicilio, coinquilini, taglio di capelli, attività fit ma ho mantenuto la mia passioncella per le notizie trash su Vip, diete e aspetto fisico. Ai miei occhi non poteva passare inosservata quindi la recente paparazzata messicana su una Kim Kardashian in bikini con cuscinetti ribassati e cellulite, il tutto in bella vista e al naturale. A seguire, l’indignazione social dei fan con tanto di migliaia di disiscrizioni, ben descritta dal sito web del Corriere della Sera nel link

http://www.corriere.it/cronache/17_aprile_28/kim-kardashian-web-non-gradisce-foto-naturale-con-cellulite-100-mila-follower-abbandonano-3da86c86-2c08-11e7-adbd-c8fcda06235f.shtml

ma non sono mancate frecciatine Vip che definirle acidelle è poco, tipo quella di Mario Balotelli*, a riprova che dice quel che pensa ma non pensa a quello che dice poiché tira in ballo persino i gusti del di lei marito, cosa quella si davvero brutta:

http://calcio.fanpage.it/balotelli-in-tackle-su-kim-kardashian-ha-un-fisico-che-fa-schifo-orribile/

Ma tutta quest’aria fritta perché? Semplice: perché sempre più persone si sono talmente assuefatte alle foto ritoccate di social, programmi televisivi e riviste da aver dimenticato che quello che si vede non è del tutto vero, anzi lo è in minima parte, soprattutto se non si tratta di politici, scienziati o allenatori di calcio. E che le citate fonti non vogliono far vedere la verità (che in pochi accettano e cercano: da qui si spiegano le migliaia di addictions e filtri di cui ci circondiamo, dalla nicotina alle unghie finte a youporn) ma vendere, vendere, vendere - chi per sfamare la famiglia, chi per mantenere cinque ville e venti fuoriserie, ma il succo è sempre quello. E cos’è che vende di più, qual è la gallina dalle uova d'oro? Il corpo femminile - bello, sensuale, invidiabile, attraente: il più possibile perfetto, anche se finto, innaturale o ritoccato.

La comunque bella Kim, come centinaia di altre Vip, avrebbe avuto la "colpa" di aver ben bene incartato i suoi fan con frotte di autoritratti ammalianti, piacevoli, nitidi, patinati mentre invece, come testimoniano le immagini rubate da un paparazzo, le sue curve tanto discusse e spesso lodate anche dalla nuova omonima moda non sono poi tanto belle da vedersi, da cliccarci su, da metterci i like. Il suo vanto, la cosa per cui era diventata famosa, il big booty insomma è stato smascherato, fatto a pezzi, perché si è rivelato ridondante e imperfetto - come è normale che sia un sedere di dimensioni vistose, fra l’altro in una donna di quasi 37 anni madre di due figli che non è atleta né body builder.

Tanti suoi fan, nel servizio fotografico incriminato, non si sono accontentati della sua generale fotogenia, del suo bel viso, dei suoi occhi magnetici o del suo punto vita ridotto, considerate anche le gravidanze ravvicinate, no! Sono bastati quella pelle a buccia d’arancia e quei cuscinetti poco contenuti a spezzare l'incantesimo e ad avvicinare KK ad una qualsiasi trentenne che campa con cifre con molti meno zeri nel bancomat. Come se i fan, e peggio le fan non sapessero quanto è difficile per una donna, anche di 25 anni, scolpire a dovere un fisico rilassato, specie dalla vita in giù - eppure quante hanno gettato la spugna dopo mesi di palestra, deluse e scoraggiate perché non avevano ottenuto il giusto risultato per la prova costume? Più facile ubriacarsi di Instagram, scaricare app che tarocchino carnagione e sagome e radiografare i glutei altrui, giusto?

Risultati immagini per kim kardashian
Cosa aspettarsi da una in costume, se già vestita è così burrosa?
                             
L’ignoranza, la faciloneria, la superficialità hanno fatto sfaceli insomma. Nella guerra delle frivolezze siamo tutti perdenti, per carità, ma evitiamo di smarrire per strada tutto il nostro buonsenso!


 
 
*si noti: maschio, 27 anni, corredo cromosomico centroafricano, calciatore professionista. Ma statte zitto, no?

martedì 18 aprile 2017

Humor nero al gusto uranio

In piedi, chinarsi in avanti, mani a terra, posizione della panca, poi posizione del cane, poi di nuovo in piedi risalendo con le mani. Ripetuto con le varianti del mettere, durante la posizione della panca, una mano a turno al centro e sollevare l'altro braccio in verticale compiendo una rotazione del busto. Oppure sempre in panca piegare e distendere le ginocchia, senza far loro toccare terra ovviamente, come in tutta questa trafila. Roba che sembra una sciocchezza, ma fatta dieci volte spezza le reni e fa implorare pietà ai polsi, alle cosce, alla testa.
Addominali in tutte le salse possibili immaginabili. Gag e pure pump. Ma soprattutto questo yoga da batticina.


Che cosa buffa, io che mi affatico - pagando! - tre volte a settimana in palestra e riduco le calorie per l'estate.... e non è remoto il rischio di un inverno nucleare.

mercoledì 5 aprile 2017

Perfetti sconosciuti ma più che altro falsi - Genovese ha avuto un colpo da maestro

Finalmente ho visto anche io la famosa commedia di Paolo Genovese "Perfetti sconosciuti", film italiano uscito nel 2016 nelle sale italiane e da subito involato ad un bel successo commerciale ma anche di critica. Intelligente, originale, con momenti da mozzare il fiato, con dialoghi degni di questo nome e un cast straordinario. Un trionfo ai David di Donatello, lodi e anche vari annunci di rifacimenti da alcune produzioni estere.
Assai probabilmente, nessuna ispirazione dal francese "Cena tra amici", molto piacevole e che, se non fosse per il finale troppo buonista, avrei preferito a questo italiano. Invece dico parità.

                     

- - - - - SEGUE TRAMA CHE GIA' SI CONOSCERA' - - - - - -

Tre coppie più un amico comune, ad una cena casalinga, decidono di mettere sul tavolo, con suoneria normale e in bella vista, i loro telefonini leggendo a tutti messaggi e email e rispondendo davanti a tutti alle chiamate per vedere se hanno davvero qualcosa da nascondere non solo ai partner.

Col passare dei minuti, dopo alcune telefonate o messaggiate innocenti o anche simpatiche, inizia a svuotarsi un piccolo vaso di Pandora di situazioni e decisioni tenute segrete, bugie e tradimenti.

Nella coppia ospite Rocco ed Eva, interpretati da Marco Giallini e Kasia Smutniak, lui tiene nascosto a lei che la figlia si confida con lui di amore e sesso tanto da averle comprato per sicurezza dei preservativi, ma anche di andare in terapia - si noti: la coniuge è lei stessa psicoterapeuta. Lei non ha niente da nascondere a lui, ma si viene a sapere che a breve si sottoporrà ad un intervento di mastoplastica additiva, per lo stupore generale; in più viene fuori l'antipatia e la sottostima del suocero per Rocco.

Nella coppia in crisi latente Carlotta e Lele (una a me sconosciuta Anna Foglietta e un invecchiato Valerio Mastandrea), l'una probabilmente alcolista e l'altro costretto a chiudersi in bagno per guardare dei messaggi, durante la cena si viene a sapere che lei ha preso informazioni per mettere in una casa di riposo luxury la suocera, facendo cascare le braccia al marito. Fra una portata e l'altra lui chiede a Peppe (Giuseppe Battiston), presentatosi senza la nuova donna poiché influenzata, di scambiarsi i telefoni, che hanno uguali, perché ha un'amica che gli manda foto buffe e vuole evitare guai.

Come tipico di tanti film, ma anche della vita, c'è una terza coppia giovane e apparentemente la più felice (ma che puzza di bruciato da un chilometro, le Sfumature mica mi hanno azzerato i neuroni), che sta provando ad avere un figlio anche se in realtà lei ha smesso di prendere la pillola: Cosimo e Bianca (Edoardo Leo e Alba Rohrwacher). Si scopre che lei a volte si smessaggia con l'ex per aiutarlo con la nuova fiamma, mentre lui riceve solo tentativi di chiamate lavorative della collega Marika.

Il primo intoppo è quando i tre uomini coniugati ricevono un messaggio per il calcetto: salta fuori che a volte escludono volontariamente Peppe chiamandolo solo quando serve un portiere. Poco dopo arriva una foto hard della probabile amante di Peppe, che in realtà è di Lele.

Il secondo intoppo arriva quando dal telefono di Peppe, in mano a Lele, arrivano messaggi sempre più insistenti e compromettenti di un certo Lucio. In una situazione prima comica e poi drammatica Lele, che non vuole tradire Peppe, non sa più come gestire la cosa mentre a poco a poco si intuisce una certa omofobia nel gruppo, per lo più di Cosimo.

La situazione precipita con una chiamata a Cosimo prima di un gioielliere che gli chiede se "gli orecchini erano piaciuti" e subito dopo di un'insistente Marika, che gli dice di aver fatto il test di gravidanza e di essere incinta. Per Bianca, che già non poteva essere lei la destinataria degli orecchini non avendo buchi ai lobi, è un colpo terribile: la ragazza ultima arrivata in quel gruppo va a chiudersi in bagno seguita da Carlotta mentre Eva, preso da parte Cosimo che era accorso in corridoio per provare a parlare con la giovane moglie, si leva rapida e gli restituisce proprio un paio di orecchini sputandogli in faccia. Intanto a Carlotta arriva un messaggio di un amico di Facebook che le fa fare giochetti fra il malizioso e l'innocente come chiederle di uscire di casa senza intimo, cosa che lei ha effettivamente fatto, ma viene fuori anche che era stata lei, tempo addietro, a guidare l'automobile che investì a morte un uomo, non il marito, e perché era ubriaca, ma Lele aveva preferito prendersi lui la colpa per evitarle il carcere e non separarla dai figli... ed era proprio il senso di colpa ad averli tenuti assieme.

- - - - - - - - - - - - - - - - - - IL FINALE - - - - - - - - - - - - - -

Il finale è tesissimo... Carlotta lascia la casa per prima, imbufalita, ma a breve esce anche Bianca, di cui si era temuto il suicidio, rincorsa con fin troppa calma da un Cosimo in trance - la sua ormai ex donna aveva detto alla suocera, che l'aveva chiamata, che suo figlio aspettava un bambino. Se ne va deluso anche Peppe, consapevole della scarsa tolleranza e grande falsità di quelli che ormai non considera più amici.


- - - - - - - - - - - - - IL COLPO DI SCENA  - - - - - - - - - - - - - -

Fuori dal portone il colpo di scena. Bianca cammina seguita a breve da Cosimo e Lele, non corrono né sono agitati ma sorridono, come sorride Carlotta, appoggiata alla macchina e in attesa del marito. Il gioco del mettere telefoni, messaggi e chiamate in mostra non era stato fatto per volontà di Rocco, che va a dormire con la moglie non senza averle fatto un complimento sugli orecchini nuovi.
E così si ritorna alla rosa delle menzogne, dei sotterfugi, delle bugie: Eva scrive cose sexy a Cosimo, che in auto glissa abilmente con Bianca e spinge off sulla chiamata di Marika, che gli avrebbe solo fatto fare turni fuori tempo; Carlotta e Lele rincasano con lei che si rimette l'intimo nascosto in un cassettone in sala e lui che si guarda le foto della sua "amica" mentre Peppe dopo promesso che alla prossima cena porterà la sua Lucilla, a metà strada si ferma a fare gli esercizi per dimagrire suggeriti da una strana app che ha nel cellulare.


Lì per lì mi sono dispiaciuta: ma come, le rivelazioni erano tutte finte? Non era successo niente? Ma no, era meglio se trionfava la verità, se ognuno avesse fatto i conti con le proprie bugie, che a nessuno venisse più nascosto niente da partner e amici, che le finzioni ormai smascherate avessero fine! Ma riflettendoci, non è lo stesso caso di altre pellicole in cui alla fine molto furbescamente "era tutto un sogno", no, non è quel tipo di bluff, anzi, è proprio in questo finale la grandezza della crudele genialità di Genovese: rimettendo in mostra il turbillon delle falsità subito dopo averle rivelate agli spettatori il regista ha voluto far vedere quanto siano brutte, come anche saperne e non potervi rimediare. La purificazione a suon di messaggi e chiamate è stata vana, anzi illusoria ed è amaro vedere e comprendere che tutti i personaggi, chi poco chi moltissimo, continueranno a non dire, mentire, negare, nascondere magari per lungo tempo e spesso finché non succederà qualcosa che li smaschererà e non per loro iniziativa.

Una nota: dire che i cellulari sono le nostre scatole nere è giusto nel senso che, proprio come queste, contengono informazioni sulle ultime cose che abbiamo detto o fatto, gli ultimi posti in cui siamo stati, le ultime cose che abbiamo fotografato, le ultime persone che abbiamo sentito. Qui nel film invece i telefonini si sono rivelati, più che scatole nere, diari segreti e custodi di cose per la maggior parte negative e quasi mai belle.
Mi fa sorridere pensare che se dovessero ritrovare il mio cellulare troverebbero al 99% conversazioni lavorative che finiscono sempre con un "grazie", dialoghi affettuosi con familiari e parenti, frasi collaborative, incoraggianti, anche istruttive (ho usato WhatsApp per controllare esercizi di algebra a più di una persona, o per suggerire esercizi di fitness); le foto in memoria sono quasi tutte del mio gatto, della mia amica piemontese e del suo gatto o di cose da mangiare. Soprattutto, sono contenta di non avere segreti ma soprattutto di non dire bugie alle persone che mi circondano; un conto è non confidarsi su certe impressioni, stati d'animo o idee, un altro è spacciare bianco per nero e questo i miei familiari e il mio fidanzato non se lo meritano... e neanche io di ridurmi a questo.

martedì 28 marzo 2017

Chi non muore prima o poi torna in palestra

Ebbene si, dopo cinque, sei? anni ho rimesso piede da cliente in una palestra. Un mese di abbonamento (in procinto di proseguire col trimestrale) per ripartire dal torpore muscolare in cui sono inevitabilmente scivolata, incredibile a dirsi fino all'anno scorso, quando mi concedevo 2-3 sessioni di fitness casalingo a settimana più sporadiche corsette.... e l'ultima botta di vita di luglio, in cui feci più volte un circuito di cento flessioni, cento squat, cento addominali e cento tricipiti???
Ovviamente, ambiente in cui vai, gente che (ri)vedi, situazioni che rivivi, sentimenti in cui incappi. Anche se per adesso il bilancio è in positivo.....Miracolo!!

Il battesimo di fuoco sotto "cento" sguardi. Giurerei che avesse alzato la testa e puntato gli sguardi contemporaneamente nessuno escluso, quella quindicina di clienti impegnati fra step ed ellittiche, quando sono entrata per la primissima volta in palestra, impacciata più di una suora in discoteca, costretta a suonare il campanello perché c'è il tornello ovviamente - roba che nemmeno a San Siro. Ma non stavano steppando, non stavano correndo? Hanno davvero una soglia di attenzione così bassa?

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Lo shock dello spogliatoio. A tre metri dalla sala fitness e a quattro dalle scale, con un'acustica che sembra stiano per arrivare i Visigoti e i loro compari. L'impressione di essere fuori posto, di impiccio alle altre, di ingombro, per imparare di nuovo a ritagliarsi via via il proprio legittimo spazio, che non è poi così difficile. La stranezza e la comicità di spogliarsi anche in piedi tipo gru di Chichibio e scambiarsi la visione delle proprie nudità, roba che di seno sono sempre in debito ma di sedere finisco bene o male in parità.

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La diversità nell'omologazione. In molte siamo clienti Decathlon (che qui ha aperto in autunno) e si vede dal calzino, dal logo, dalla canotta tecnica, ma mi ha fatto "strano" la diversità nella scelta dei modelli, colori e accostamenti del vestiario. Quelle che sempre e solo coi polpacci al vento, le ventenni in pantaloncino risicato, l'elegantona con orologino d'oro, canottierina rosa e golfino (!!!!), le bassotte con le maxicanotte, le all black and fluo, le fanatiche con maglia con logo della palestra e fascetta in fronte.

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L'adolescente che ne fa troppe, barcolla e persevera. Ci mancava ad una lezione la quindicenne smilza che fa rugby a scuola, non pranza, si spalma ben bene sulla cyclette, si spara zumba alle quattro e poi fa gag alle cinque: normale se prima della conclusione si trascina dall'istruttore dicendo che si sente debole. Morale della favola: lezione interrotta, corsa a chiamare qualcuno e a prendere acqua e zucchero, addominali finali fatti a freddo, mega intasamento nello spogliatoio, uscita dalla palestra fra preoccupato e irritato per poi rivedere la svenevole di prima intenta con il corso successivo. Ma v@ff@nculo tesora!

martedì 21 marzo 2017

I motivi per scegliere una fidanzata Vanessa ex Est Piemontese

Si, insomma, per scegliere me! Sono già impegnata, ma un po' di pubblicità non fa mai male!

1 - Non ho figli né un fisico marmoreo, ma d'altronde a cosa servirebbe quest'ultimo, a schiacciarci le noci? E senza offesa, gli uomini specie italiani non disdegnano cuscinetti né cellulite (anzi spesso non sanno come è fatta nemmeno googolando)... e se vogliono, incornano pure le cosiddette statue, tiè!

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2 - Sono sexy proprio coi pigiamoni (che poi dopo due lavaggi mi diventano TUTTI slim ed esaltano il popò) proprio perché così faccio crescere il desiderio di sapere cosa c'è là sotto, ahahah! E comunque non ho mai indossato tutoni interi stile Gabibbo per dormire! Che damina, eh?

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3 - Perdono così tante cose che tutto sommato per il tradimento posso anche legarmela un po' al dito.... ma diffidate della donna che glissa sulle corna troppo facilmente! A breve potrebbe prudervi la testa!

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4 - Anche io sono disposta a far comandare il mio uomo! E anche a farlo guidare nei viaggi lunghi, portare le buste della spesa più pesanti, interloquire con l'operatore Fastweb.....

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5 - Pur avendo vissuto oltre tre decadi in famiglia, da convivente sono stata una casalinga più che discreta: bucati perfetti, cassetti in ordine, frigo fornito, carta igienica sempre a portata di wc e massima accoglienza ad ogni amico o collega del mio fidanzato!

                                    Risultati immagini per film La donna perfetta scene

6 - Non frigno né tengo il broncio a priori, figuriamoci a posteriori, essendo occamista e pure stoica. Philosophia docet, insomma. Facile farlo con l'imprinting Ceausescu!!
Mi appiccico quando so di poterlo fare, non senza punte di humor, che non fanno mai male.

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