mercoledì 9 maggio 2018

Una lezione di arte che non dimenticherò mai - ora anche grazie ai Simpson

E' stato un piccolo viaggio indietro nel tempo ieri, per me, vedere la puntata de "I Simpson" dove viene costruito un nuovo auditorium poi convertito in prigione. La progettazione dello stesso viene infatti affidata all'archistar Frank O. Gehry, famoso per lo stile decostruttivista dei suoi lavori, fra cui il celebre museo Guggenheim di Bilbao. Ed è proprio qui il nesso: conosco da anni questo architetto e questa opera perché quando avrei dovuto non l'ho fatto. 

All'università ho frequentato i corsi di lettere moderne e fra i miei test sostenuti c'è anche "Storia dell'arte contemporanea", uno di quegli esami ciclopici che si sa a priori quanto siano belli e affascinanti ma che io, ai tempi, mi sono ritrovata a studiare in maniera sacrificata. Fra l'altro era diviso in tre parti con altrettanti professori ed io, lo ammetto, studiai con meno attenzione il materiale dedicato all'architettura.
All'esame, dopo aver già sostenuto una parte con una buona votazione, in attesa di essere interrogata sui vari Foster, Isozaki, Hadid (r.i.p.) &Co., cercai di fare chiarezza proprio sul semisconosciuto Decostruttivismo, di cui ignoravo bellamente il nome del maggior esponente e della sua opera summa. Provai  a chiedere ad una bionda gentile e carina che era stata appena interrogata ma no, non si ricordava nessun nome! Provai a chiedere ad una tipa brunetta e mingherlina che mi guardò, severa e rigorosamente silenziosa, come se avessi voluto venderle il David di Michelangelo.
Allorché toccò a me entrare; fra le varie argomentazioni il mansueto professore mi chiese proprio il Decostruttivismo, io mi arrampicai sugli specchi come forse avrò fatto un'altra volta in vita mia, presi un generoso quanto imbarazzante 25 promettendomi di studiare meglio la prossima volta. Il giorno dopo riuscii con uno sforzo sovrumano roba che Eisenhower eclissati a sostenere la terza e ultima parte fissando il voto finale sul 29.

Ma quei due concetti, Frank Gehry e Guggenheim di Bilbao, non me li sono più levati dalla testa, una damnatio memoriae al contrario, un ergastolo che è diventato un dono che mi segue sempre, ho conosciuto di persona

 


e che ieri ho blandamente rivissuto, ovviamente col sorriso.
    

                  

Poi la puntata de "I Simpson" si risolve citando un famoso film sul carcere, "Brubaker" se non sbaglio!

Ma cosa cerca la Russia da me? Illuminatemi!

Post ilare, ci mancherebbe,  ma con una buona dose di verità. Proprio poco fa apro il blog e vedo oltre quaranta visite odierne - che ultimamente colleziono si e no in una settimana - provenienti dalla Russia! E non è neanche la prima volta: mi era successo almeno altre due volte, già qualche mese fa, di avere giornate con picchi vistosi di visite provenienti dalla patria di Tolstoj!
Passino i vetusti due post blandamente clickbait, lo riconosco, sulle ucraine Serebro che sono stati visualizzati oltre trecento volte, ma adesso come mai? Perché ho citato Kim Jong-un? Perché la mia Rimini è meta turistico-commerciale sovietica?

E soprattutto, è già successo a qualcuno dei miei lettori?

lunedì 30 aprile 2018

Il "miracolo" e i primi fatti

La mia gioia unita a sollievo c'era già stata prima e durante l'apertura dei Giochi Olimpici invernali con un meeting di delegazioni delle due Coree e la marcia tutti assieme dei loro atleti. 
Tre giorni fa, l'incontro storico fra i due leader Kim Jong-un e Moon Jae-in, il colloquio, il varco del confine mano  nella mano e le foto ricordo.                               

E la frase del dittatore del Nord "Non ti rovinerò più il sonno coi miei missili" con l'idea di chiudere a breve l'area dei test, dare via alla denuclearizzazione e porre fine a tutti gli atti ostili fra le due parti. Bellissimo, da sogno, un miracolo!... anche se c'è chi l'ha definito uno show. E in effetti una parte di me ha pensato che fosse tutto una bella sfilza di belle parole e buoni propositi destinata a rimanere astratta.

"Ma quando assisteremo a qualcosa di più concreto?" mi sono chiesta.

Anche domani, è la risposta, quando verranno rimossi gli altoparlanti per la propaganda posti al confine della zona demilitarizzata, mentre dal 5 maggio le due Coree avranno lo stesso orario dopo lo sfasamento di mezz'ora voluto sempre dalla parte a nord tre anni fa.
E sull'agenda del dittatore Kim potrebbero materializzarsi incontri con Cina e USA. Vediamo, vediamo.

sabato 21 aprile 2018

"Sei già in vacanza e adesso lo sai" - prima notte brava a Rimini targata Top Club Show Dinner by Frontemare

Dopo due settimane divise fra pulizie, riordinamenti domestici, ricerche su internet, lavorini al pc, spesa nei vari supermercati e capatine all'House of Rock, ieri la mia prima "notte brava" targata Rimini: la serata Future Show al Top Club Show Dinner by Frontemare, sul viale Regina Margherita - wow, wow, wow!!!



Battesimo di fuoco nella zona calda della capitale romagnola quindi, assieme a Davide e a due suoi colleghi. Ma soprattutto una lezione di vita su un altro mondo che spesso si sente nominare o citare nei film ma che esiste davvero e che voglio conoscere sempre più e rendere parte della mia vita, specie adesso che abito qui.

Perché Rimini è questa: una realtà urbana dai tanti volti, "dal multiforme ingegno" tanto per scomodare una definizione omeriana, che per pigrizia e comodità si possono riassumere in due, 1) quello "canonico" di città d'arte e ricchezza varia e 2) quello di terra di divertimenti formato XXL dove i numeri parlano chiaro: 15 km di coste attrezzate con circa 1000 alberghi di ogni categoria - un terzo aperto tutto l'anno - e oltre 15 milioni di pernottamenti nel corso di un anno solare (dati del 2016) alias un milione a km alias 83mila pernottamenti al mese per km.
Tutto è in proporzione, in un'orchestra turistico-commerciale estremamente variegata: ristoranti, bar, pub, discoteche, sale da ballo, piadinerie, pizzerie, chioschi, negozi, negozietti, supermercati, parrucchieri, farmacie, palestre, attrazioni, giochi, sale da giochi, noleggi di piccoli mezzi di trasporto come anche lavoratori stagionali sia autoctoni che esterni e non ultimi venditori abusivi, prostitute, borseggiatori, spacciatori.
E percorrere in auto il boulevard del mare da Piazzale Arturo Toscanini verso sud e vedere questa umanità è stata la prima lezione/ripasso di vita locale, emozionante e ammaliante.


---------- DUE DEJAVU' E UN PENSIERO REATTIVO --------
Parcheggiando in una stradina parallela al viale Regina Margherita ho avuto due dejavù spagnoli di una decina di anni fa, d'altronde un po' ansiosa lo sono. Uno è stato Benidorm quando, lasciando la zona calda per tornare alla macchina e al nostro alloggio ad Javea, abbiamo riattraversato le retrovie dei mega alberghi, bestioni anche di quaranta piani, finché accanto a stracolmi bidoni dell'immondizia abbiamo visto una zingara addormentatasi sul gradino del marciapiede con addosso un bimbo di neanche un anno e con una coppia senior di turisti nordici che sembrava volerglielo portare via e brontolarcela.
L'altro è stato il giovane "buttadentro" indigeno di un pub a Lloret de Mar, che ci diceva che col giusto atteggiamento mentale si poteva anche vivere dodici mesi l'anno in un posto dal turismo movimentato come quello, in un viaggio che mi aveva visto dalle stalle alle stelle: la prima sera l'ultima e pure inconsapevole sbornia della mia vita e l'ultimo giorno l'ancor più memorabile capatina a Figueres, città natale di Salvador Dalì.




Ok, un ricordo negativo ed uno più positivo. Ma iersera come adesso e ogni giorno della mia vita, la giocata è mia: sta a me plasmare la mia quotidianità, mentalmente e materialmente. Avanti tutta quindi, senza perdersi in paure.


Seconda lezione/ripasso, la clientela del Top Club Show Dinner by Frontemare.
Come gli alberghi, i turisti, gli avventori e gli "illeciti" sono di ogni fascia economica ma in questo ristorante dancing si parla di un target medio/alto e sicuramente amante del lusso, apparente o di sostanza che sia. Esemplare la presenza femminile: un fiume di ragazzine, giovani e signore mature, già ben abbronzate, con vestitini aderenti, scollature, spacchi, tacchi 12, super makeup e parrucchi, pochettine e borsette griffate e arie disinvolte di chi ha passato parecchie estati in Romagna e qui si sente come a casa pur abitando altrove, danzanti, ammiccanti e sorridenti tipo l'inizio de "La grande bellezza". Proprio un formicaio umano che, finito di cenare, si alza, inizia a sgambettare e si prepara alle danze girando e girando per il locale... quante spallate ho incassato!
Dopo i primi minuti in cui i miei pantaloni di Primark e le mie simil converse cinesazze mi avevano fatto sentire una Cenerentola ripulita, è stato sempre più allietante e comico vedere così tante bellezze di decine di nazionalità...e soprattutto notare le facce degli uomini di fronte a certi combo balconcino+ginocchio in vista!

Terza lezione, l'agilità oltre alla grande professionalità dei camerieri: non avevo mai visto portar via interi tavoli da otto ancora da sparecchiare, con sopra decine di calici e bottiglie, come anche file di poltroncine, per far posto per ballare!! Perché al polo opposto dei turisti, ma perfettamente collegati, voglio ricordare che ci sono i "lavoratori", che siano appunto camerieri, lavapiatti, vocalist, dj, commessi o facchini, grande silente macchina organizzativa con ingranaggi tanto funzionanti quanto invisibili.

La "bravezza" della mia nottata non è stata certo come il mio debutto a Lloret de Mar o "Una notte da leoni", affatto! Si è limitata al posto, alla seconda tappa (alle tre hamburger e patatine al Rose and Crown, il primo pub italiano - uno dei tanti primati di Rimini) e all'aver spento la lucina sul mio comodino alle quattro inoltrate, come non mi capitava da tempo: una Lemonsoda, due sorsi di birra e l'irrinunciabile ballettio in sala fra musiche e nebbie anni '90 e lo slogan del vocalist "Sei già in vacanza e adesso lo sai" erano il giusto minimo sindacale come inizio, ma che bello tutto questo, come uscire e vedere "il cielo stellato" riminese "sopra di me", con la spiaggia ancora da attrezzare e il brulichio della fauna umana, che crescerà sempre di più weekend dopo weekend! 

mercoledì 18 aprile 2018

Goldie Hawn, battute, maratona di Boston, Yuki Kawauchi

A diciott'anni mi piaceva molto l'attrice Goldie Hawn, protagonista di tante commedie deliziose e non prive di una sana semplice intelligenza. Celebre "Una coppia alla deriva" dove interpreta una milionaria che perde la memoria e viene ingannata da un falegname proletario che la fa credere sua moglie e madre dei suoi quattro figli. Quante risate ho fatto fare a mia madre ripetendo la battuta dove il putato marito  le fa vedere alcuni "vecchi abiti": "Ero più bassa e più grassa??".

Ma le risate più fragorose, mia mami ed io, ce le siamo fatte anche di recente ripetendo una frase che Goldie pronuncia in "Una bionda per i Wildcats". Lei è Molly, che vuol allenare una squadra di football e si troverà a dover addomesticare prima e poi allenare fino ad una bella vittoria la squadra collegiale dei Wildcats - con dei giovanissimi Woody Harrelson e Wesley Snipes, mi pare al loro esordio. Molly fa inizialmente fatica a farsi ascoltare dai baldi giovanotti tutti orgoglio e testosterone e allora li sfida a vedere chi resiste di più correndo al campino degli allenamenti; ad uno ad uno li fa fuori tutti e all'ultimo ragazzo, ormai collassante, sibila con piglio da maestrina: "Te l'ho mai detto che ho vinto la maratona di Boston?... Due volte!". 

                                  

Non per le suffragette della maratona femminile fra fine anni '60 e primi '70, non per il colpaccio del faticatore Gelindo Bordin a due anni dall'oro olimpico, io sapevo dell'esistenza della maratona di Boston grazie ad un film pressoché sconosciuto con Goldie Hawn!
Ma sono stata fra coloro che cinque anni fa hanno lagrimato per l'assurda rabbia omicida dei terroristi che infangarono l'annata del 2013 con morti e tanti tanti feriti.

"Ho vinto la maratona di Boston" insomma è per me un inno all'effetto sorpresa, ovvero quando un outsider da sempre sottovalutato trova finalmente spazio e tempo per far vedere che ha carattere, talento e bravura. Effetto sorpresa che si è incarnato nell'edizione 2018 della 42 km bostoniana col successo del giapponese Yuki Kawauchi, lo statale volante che ho imparato a conoscere dalla pagina facebook "La gang degli atleti disagiati", e che sembra proporsi a me, che ho ripreso a correre la settimana scorsa dopo chissà quanto, come una spintarella mentale, un messaggio subliminale: dare qualcosa in più, anche per soli 5 km, senza accontentarsi della sgambatina indolore e non aver paura a soffrire e alzare l'asticella dei miei limiti.

martedì 10 aprile 2018

Il pezzo mancante dai cento epiteti

Dopo un bel po' di tempo, di situazioni e autostrada, ho preso possesso del pezzo mancante nel puzzle della mia vita, che è una città, la mia nuova città.



Chiamatela come vi pare: capitale della riviera romagnola, Lloret de Mar adriatica, urbe malatestiana, culla di Fellini, regno del fit/wellness, sito archeostorico artistico, luogo di perdizione.
Per me è la nuova città che mi sta dando un tetto dopo la mia natale, quella universitaria e il paesino del Piemonte orientale dove ho fatto le prime prove di convivenza, ben superate, è il cosmo, la location, la piattaforma, il proemio, la strofa, il palcoscenico, la quinta, lo stadio, la pista, la strada, la tacca, il punto, il respiro da cui riprenderò/sto riprendendo appunto la mia vita in coppia con Davide, cercherò/sto cercando un lavoro a tempo pieno, rifarò/sto rifacendo molto più e meglio di quello che facevo a casa dei miei genitori dove appunto - inevitabilmente e per tutta una serie di motivi - ero più una figlia forse troppo conciliante che una persona adulta e vaccinata che agisce almeno al 60% con la sua testa.

Prima la scrittura e il canto erano le mie terapie per allontanare certi stress. Adesso, almeno per questi primi giorni, mi basta contemplare il mio battito cardiaco.

mercoledì 21 marzo 2018

Come carne da macello - dal medico sportivo

Nella sala d'aspetto sono la più matura e forse l'unica non agonista.
Entro in uno studio meno asettico e più attrezzato di quanto avrei saputo immaginare, io che a fatica sono stata dal dentista e dal ginecologo.
Il dottore è sui sessant'anni, asciutto, anonimo, sembra inc@zzato col resto del mondo chissà perché; voce severa e fredda da automa, modi sbrigativi. Se penso che ha visitato le amichette di asilo di mia nipote, rabbrividisco.
Fra le domande di rito anche altezza e peso. Il mio non ricordare con rapidità la data della mia ultima mestruazione sembra farlo invelenire ancor di più.

"A volte sento un pigiore allo sterno, che dura 3-4 secondi, magari mi sa dire qualcosa..."
"Questo è un esame a riposo, non sotto sforzo..."

Tolte felpina e canotta, con un reggiseno non imbottito a coprire la mia "prima" mi sdraio sul lettino, l'assistente donna mi spalma il gel, mi mette i morsetti per fare l'elettrocardiogramma e mi guarda con aria stranita quando le dico, dopo la misurazione della pressione, che per me 70 di minima è insolitamente alta. Forse sono io che parlo troppo?
Esito favorevole, ultime scartoffie.
Dubito siano passati in tutto più di dieci minuti, di cui almeno tre per anagrafica e convalida.

"...comunque facendo fitness non mi è capitato di sentire quel fastidio..." è il mio ultimo ingenuo tentativo di strappare qualcosa in più a colui che ha visionato i miei dati anagrafici e visto come appaio in costume da bagno almeno dalla vita in su... e che dimenticherà tutto entro un quarto d'ora. Lui blatera qualcosa con appena un pizzico di umanità, io gli dico che vorrei partecipare ad una corsa di 10 km da percorrere entro un'ora e mezza ma che certo non sosterrò ritmi faticosi - come per dire ok, mi arrangio. Lui sembra scettico ma ormai sono completamente rivestita ed è arrivato il tempo di lasciare il posto ad un altro animale da carne paziente.

Pure questo è più umano di quel cerbero inacidito!
                                 
Esco col mio foglio in mano, pago facendomi fare la ricevuta da portare alla commercialista.
Ora in totale è passato un quarto d'ora, non ho più 40 euro ma ho un cosiddetto certificato e purtroppo anche gli stessi dubbi di prima.

Credevo che mi avrebbe fatto test isocinetici ed ergometrici, d'altronde cosa ci faceva lì quella cyclette?, o magari l'analisi dell'appoggio plantare, ma mi sarebbe bastato salire almeno su quella bella bilancia per stabilire con esattezza quanto pesassi piuttosto che riferire il responso della mia ultima pesata casalinga.

E come al solito mi sono fatta intimidire dall'atteggiamento di chiusura di chi mi sta davanti, senza grandi opposizioni.
Mi tocca fare in un altro modo. Tutto questo solo per poter correre senza timore di avere qualche problematica.